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Le origini di un capolavoro.

Gabriele Mastrojanni trovò questo paesaggio, questo territorio.
E seppe fin dal primo momento che una terra così difficile sarebbe stata generosa nella qualità, ma estremamente parca nella quantità: aveva ragione.

Altri, prima di lui, a cominciare da quel pioniere che fu il primo Biondi-Santi che inventò il Brunello di Montalcino, avevano fatto la stessa esperienza e il territorio aveva risposto con chiarezza che il vitigno migliore per questi terreni è il Sangiovese Grosso.

Mastrojanni, volendo fare un grande Brunello, piantò proprio Sangiovese, scegliendo un sesto d’impianto che permettesse di lavorare comodamente con i trattori ma allo stesso tempo avesse una densità sufficientemente elevata: 5.700 ceppi a ettaro.

 

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