Se il vino è poesia, rispettiamo la sua sensibilità.

Un ambiente è perfetto quando la sua presenza è impercettibile.

Gli antichi non avevano cemento da gettare e ferro per rinforzare. Solo mattoni e malta. Ma i loro edifici sono bellissimi, longevi e irradiano un’armonia molto gradevole per chiunque.
Così decidemmo di costruire “all’antica” e mio figlio Ernesto Illy fece un progetto in bioarchitettura per la nuova ala della cantina di affinamento in legno.
Gabbioni di pietre per contenere la spinta della collina in cui la cantina è interrata, muri in erezione e archi in mattoni pieni di terra cotta, travi e correnti di castagno e tavelle di terra cotta sono gli elementi della costruzione.
Poco cemento solo dove è indispensabile come nei cordoli e zero ferro in modo da evitare quelle gabbie di Faraday che con le correnti statiche finiscono sempre con il creare dispettosi campi magnetici.

Qui il vino deve stare fino a quattro anni e se l’ambiente è così armonico da divenire impercettibile, allora siamo sicuri che il vino si sentirà bene e diverrà ancor più buono.

Questa sensibilità per le “forze deboli” l’abbiamo imparata dalla nostra maestra natura: l’uomo è troppo “breve” per capire al volo certe cose. Vede la potenza di un fulmine perché è un’enorme energia spesa in un istante, ma non vede la stessa energia spesa in anni: il lavoro che quell’energia fa – in termini fisici – è quasi lo stesso. Quindi dobbiamo capire le forze deboli, perché con l’aiuto del tempo diventano forze potenti anch’esse.